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21 Novembre 2006

Tight Head Prop Zone A.

Sedutoal freddo della sua dimora, tamburella indice e medio sul durobracciolo in legno massello, mano sinistra sul mento e sguardo fisso aterra, come perso in nessun pensiero.
L’ariastatica e pesante da l’idea di essere in attesa di un qualcosa che lasmuova dal suo torpore così innaturale; l’alto soffitto e il pavimentolucido sembrano lasciarlo ancora più solo nei suoi crucci, (loro) cosìperfetti, lo osservano senza giudicare… in attesa.
Si volta di scatto, afferra la cornice sul tavolo con accanto la candela ormai logorata dalla fiamma immobile.
Colpollice infrange il vetro, una goccia di sangue si ferma sul ditoliscio a formare una perfetta cupola rossa lucida che contrasta ilbianco opaco del polpastrello.
Lo osserva.
Passa un interminabile minuto, come gli altri, invecchiati da più di due ore ormai.
Abbassa la cornice di scatto, rendendo felice l’aria che si spezza in un rumore.





Si alza e con fare deciso preme col dito sul foglio preparato vicino al calamaio, vergandolo con la vermiglia impronta.
Soloa quel punto, col fazzoletto di seta rossa pulisce il dito, fissandosempre il bianco del foglio: lentamente rimette nel taschino quelliscio ritaglio cremisi senza distogliere lo sguardo.
Sisiede, penna alla mano comincia a rigare il foglio con eleganti epuliti segni continui intessendo i pensieri su di un’impalpabileconcretezza più convenzionale ai molti.

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